Archivi del mese: agosto 2018

OA Informa, Professione

Bando di iscrizione alla Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio

L’Università degli Studi di Genova ha attivato il bando per l’iscrizione alla Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio.

Tutte le informazioni e il bando di concorso sono presenti sul sito dell’Università degli Studi di Genova www.studenti.unige.it/postlaurea/Specializzazione/umanistica/ e sul sito https://architettura.unige.it/ssba.

ALLEGATI:
Bando Beni architettonici e del paesaggio
Brochure Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio

immagine Canessa ponte x Facebook
OA Informa, Professione

La proposta di un tavolo di lavoro tra Ordine Architetti e Istituzioni. “Morandi, far presto ma non in fretta”. L’intervento del Presidente della Fondazione Benedetto Besio

La proposta di un tavolo di lavoro tra Ordine Architetti e Istituzioni.
L’intervento del Presidente della Fondazione Ordine Architetti Benedetto Besio.

“Morandi, far presto ma non in fretta”

Questo ha raccomandato Renzo Piano agli amministratori genovesi e liguri nel presentare la propria suggestione per il nuovo ponte sulla Val Polcevera.

Ancora una volta il più noto degli architetti genovesi – e non solo – ha messo a fuoco in un attimo un’immagine che fino ad allora appariva sfarfallante come la molteplicità di voci che si succedevano sul prima e sul dopo del crollo del ponte Morandi.

Con la sua indiscussa autorevolezza ha indicato la necessità dei tempi “giusti”: quelli che consentono di ragionare e di evitare decisioni avventate o, in qualche caso, interessate.

E  se la rapidità è assolutamente necessaria per la ricostruzione del ponte – vista la complessità e generalità di problemi che quasi tutti, cittadini e aziende, soffrono in città – ugualmente indispensabile è la riflessione sulle aree sottostanti al ponte che dovranno forzatamente subire un intervento di generale rinnovo urbano; dovranno essere messi in discussione con lungimiranza  gli utilizzi possibili e si dovrà cogliere l’occasione, qualunque essi siano, di una operazione di rigenerazione di quella parte di città, che era necessaria anche prima del disastro del 14 agosto.

Qui i tempi consentiranno certamente operazioni più meditate; quella zona dovrà diventare un pezzo di città, e non solo una zona industriale di vecchio stampo, quelle in cui alla produzione di sacrificava quasi tutto, compreso l’equilibrio ambientale: probabilmente immaginando la convivenza equilibrata di verde, residenze, attività commerciali e produttive, come è avvenuto in moltissimi casi virtuosi in tutta Europa.

Per il nuovo ponte Renzo Piano ha portato un esempio concreto e intelligente – immediato – di approccio al tema; lo schema progettuale indica in sostanza non un complicato ponte sperimentale, che pure sarebbe stato nelle sue capacità, ma un nastro stradale molto semplice – fattibile anche in tempi rapidi – che però non dimentica il valore simbolico: quel manufatto dovrà rappresentare l’identità culturale genovese di oggi, nel senso più ampio possibile, non disgiunta dalla necessità di ricordare il trauma subito.

Si tratta di uno schema che come ha detto lo stesso Piano dovrà essere sviluppato dagli specialisti; a questi è però stata indicata la strada maestra, cara a tutti gli architetti: progettare con attenzione a tutti i valori in campo, facendone la sintesi, e non limitandosi a risolvere un mero quesito funzionale o a compiere uno sterile virtuosismo formale.

Credo che in questo Piano abbia fornito, più che un progetto definito, una fondamentale consulenza al committente, e mi auguro che questa sia recepita in tutte le sue valenze, ricordando che Genova si specchierà inevitabilmente nel nuovo ponte.

Occorre quindi che Genova si rialzi molto presto, ma sempre portando lo sguardo in avanti, pensando con i tempi propri di una città e delle generazioni future.

Anche per l’area sottostante Piano ha dato indicazioni  chiare sulla grande opportunità che nasce dalla tragedia vissuta: la possibilità di pensare un progetto di respiro che possa ottenere attenzione – e finanziamenti – anche a scala extracittadina.

Qui il lavoro, come detto, ha scadenze un po’ meno pressanti, e Piano ha infatti indicato la necessità di un processo di partecipazione ed elaborazione progettuale che coinvolga le migliori forze a disposizione, cittadine e non solo, percorrendo la strada dei concorsi di progettazione.

La Fondazione dell’Ordine degli Architetti appoggia senza riserve la strategia indicata (condivisa dall’Ordine stesso e dal Consiglio Nazionale degli Architetti) e avanza una proposta: creare un tavolo di lavoro composto da rappresentanti di Ordine degli Architetti e sua Fondazione  e Consiglio Nazionale degli Architetti – con la supervisione generale di Renzo Piano –  che possa costituire supporto alle istituzioni preposte alle decisioni: Regione Liguria, Comune di Genova.

Il tavolo di lavoro dovrebbe collaborare alla definizione di un quadro generale di  riferimento per lo sviluppo futuro dell’area, e all’interno di quello individuare più temi progettuali da mettere a concorso, con modalità a due fasi (proposte e sviluppo esecutivo) come avviene in tutta Europa; ma a una condizione: che ai concorsi seguano con certezza le realizzazioni.

Solo così riteniamo si potranno mettere a frutto i  preziosi suggerimenti di Renzo Piano: ponendo a confronto davvero le migliori idee e energie a disposizione.

Anche su questo confidiamo che la sua parola venga ascoltata.

Benedetto Besio
Presidente Fondazione Ordine degli Architetti di Genova

L’intervento è stato pubblicato su IL SECOLO XIX del 30 agosto 2018 a pag. 25

IL SECOLO XIX articolo Benedetto Besio_30 agosto 2018

immagine Canessa ponte x Facebook
OA Informa, Professione

“Sotto il futuro ponte ci sia tutto il meglio di Genova”. Intervento del Presidente Raffetto

Sotto il futuro ponte ci sia tutto il meglio di Genova

I ponti collegano luoghi e persone, creano contatti, scambi di merci e di cultura, contribuiscono a formare una rete di percorsi e di relazioni; non ne può che venire del bene, come scriveva Primo Levi nel 1978, un decennio dopo l’inaugurazione del Ponte Morandi.

Genova è una città di pochi fiumi e di tanti ponti, come in pochissime altre città al mondo, che uniscono fin i quartieri e le case per le quali fanno talvolta da ingresso o altre volte da tetto. Sono ponti quelli leggeri, aeree passerelle solcate a piedi tra un alto muraglione e un abbaino sul tetto, quelli vecchi di solide pietre e mattoni dei primi fumosi viaggi in treno, quelli moderni necessari alla logistica dell’uomo contemporaneo e delle sue merci. Quelli del porto, anch’essi chiamati ponti, poiché protesi verso il mare che unisce e non separa mai.

Il Ponte Morandi era fatto di tre “ponti levatoi” allineati ritualmente come i tre fornici di una moderna porta di accesso al centro della nostra città allungata fra il sorgere e il calar del sole. Il Ponte corrispondeva all’estetica della forza industriale che ha connotato fino al XX secolo la valle del torrente Polcevera; la sua robustezza è forse andata persa insieme all’identità stessa di quella valle che ormai non è più né industriale e nemmeno abbastanza città.

Per fare ripartire Genova si riparta dunque dalla Val Polcevera e dalla ricerca della sua nuova identità. Si tratta di ricostruire un ponte, ma anche un pezzo di città che verrà in parte demolito e deve essere ri-progettato.

Il nuovo Ponte ci serve il prima possibile, però veloce non deve essere sinonimo di anonimo e precario: dovrà essere un simbolo, e una moderna infrastruttura europea. Dovrà essere bello per chi lo vede contro lo sfondo del mare o delle colline, per chi lo vede da una nave o atterrando a Sestri Ponente. Dovrà essere sicuro da percorrere. Non dovrà bloccarsi al minimo incidente, aiutato in ciò dai più avanzati sistemi hi-tech, magari sviluppati nel vicino Istituto Italiano della Tecnologia. Come molte nuove strade nel mondo si potrà pensare di dotarlo dei sistemi adatti alla guida automatica dei veicoli.

Del perduto Morandi il nuovo Ponte dovrà conservare il ruolo di macchina cinematografica per la visione urbana, come anticipazione della più centrale Strada Soprelevata, e concedere gli scorci abbacinanti del sole sul Mar Ligure, la visione aperta sulla valle. Le protezioni anti rumore e frangi vento dovranno essere permeabili e trasparenti.

L’impatto dell’opera, come si usa dire, potrà essere più “leggero” del Morandi, ma non si deve fare un ponte timido o nascosto.  Le forme e i materiali dovranno condurre a terra i carichi e reagire con maestria alle tensioni, ma si potrebbero evocare delle fluttuanti barche a vela con il proprio sartiame. La sicurezza data dai sistemi di calcolo contemporanei consente molte soluzioni formali. La scienza delle costruzioni e le tecnologie dei materiali hanno fatto passi da gigante dagli anni ’60.  Oggi poi si progetta meglio e da subito il ciclo di vita dell’opera programmandone scientificamente la manutenzione.

Si adottino le modalità realizzative bene utilizzate ad esempio in Francia per la progettazione del Viaduc de Millau, il ponte più alto e bello d’Europa, anche senza riprenderne necessariamente il disegno.

Qui non c’è tempo per un concorso, allora si coinvolgano subito i migliori progettisti e le migliori imprese di costruzione: in Italia ne abbiamo, e all’estero le nostre competenze su queste opere sono apprezzate più che in patria.

Gli ingegneri lavorino insieme con gli architetti in team multidisciplinari, un ponte non deve solo “stare su” e non può solo essere un landmark: al giorno d’oggi si deve progettare attraverso tante competenze professionali ben coordinate tra loro.

Il nuovo Ponte, per essere davvero simbolico, dovrà portare tante risposte. Non è solo questione d forma. Dovrà essere costruito “dal basso”, in rapporto con la vallata e il territorio: le case sotto non ci saranno più. Questo quartiere distrutto, il Campasso, sia davvero un primo grande esperimento di rigenerazione urbana a Genova.

Dare una casa alle persone che l’hanno persa è la priorità, ma anche in questo caso l’urgenza non sia sinonimo di ripiego: cerchiamo nuove soluzioni abitative all’interno dello stesso quartiere, senza perdere la memoria di quanto c’era, come hanno rilevato le richieste degli sfollati.

La rigenerazione auspicata dovrà essere l’occasione per innestare il recupero del vicino quartiere di San Pier d’Arena, ora ridotto a essere un “quartiere spartitraffico” con enormi problemi di vivibilità e sicurezza, e la riqualificazione degli spazi pubblici, dell’area di Campi sulla sponda opposta, in cui pulsa ancora un cuore produttivo, industrioso pur se meno industriale di un tempo: l’Ansaldo, l’incubatore BIC, tante altre aziende e un distretto commerciale importante potrebbero trovare una maggiore qualità architettonica e urbana.

Cominciamo a ragionare su parchi e verde, su nuovi e migliori case e servizi pubblici. Qualcuno propone un memoriale del Morandi: forse la memoria di questa tragedia ha bisogno di essere elaborata in tempi più lunghi, e deve nascere spontaneamente da un sentimento collettivo.

E’ una sfida per la Città e per gli architetti, che richiede un tempo di riflessione e studio dopo l’emergenza.  Serve dialogo, capacità di ascolto, servono intelligenze e progetti, scelti anche tramite concorsi.

Sotto il Ponte ci sia tutto il meglio di Genova. Servono soldi e nuove attenzioni, per questo nella legge speciale allo studio del Governo dobbiamo chiedere un risarcimento dei danni, compresi quelli ambientali poco considerati e soprattutto una compensazione alle servitù che Genova ha pagato per fare viaggiare cose e persone. Le attenzioni le dobbiamo mettere noi tutti, come stiamo facendo da quella tragica mattina della vigilia di Ferragosto.

Ai genovesi spetta l’impegno per imparare a “usare” diversamente la città, a partire dall’utilizzo di mezzi pubblici, e che questo impegno possa restare un’abitudine anche una volta risolta l’emergenza. Ai professionisti la sensibilità e la competenza di studiare e proporre sempre le soluzioni migliori, imparando a raccontarle con chiarezza e talvolta con coraggio.  Agli amministratori pubblici lavorare per aiutarci a costruire il nostro futuro.

Arch. Paolo Raffetto
Presidente Ordine Architetti P.P.C. di Genova

L’intervento è stato pubblicato su IL SECOLO XIX del 27 agosto 2018 a pagina 19.

Articolo Raffetto Secolo XIX 27 agosto 2018

immagine Canessa ponte x Facebook
OA Informa, Professione

Editoriale

Cari Colleghi,

il drammatico momento che sta interessando la nostra città non deve farci dimenticare che esiste un domani e un futuro. Come sempre nella sua storia Genova saprà risollevarsi.

Anche la nostra comunità professionale può avere un ruolo in questo tempo di emergenza, ma ancor di più dovrà averlo in un futuro che ha bisogno come non mai di pianificazione e di ricostruzione.

Cercheremo, anche con il vostro aiuto, di sostenere e indirizzare la Politica e gli Amministratori verso scelte certamente urgenti e realizzabili, ma consapevoli della vicenda di questa parte ferita di Genova, e ben ragionate rispetto alla complessità dei temi urbanistici ed infrastrutturali in ballo.

Appunto perché crediamo che “ciascuno debba fare la propria parte, facendo il proprio mestiere” vogliamo ancora di più, oltre l’emergenza, dare continuità alle azioni dell’Ordine per riportare la figura dell’Architetto P.P.C. al centro dei progetti.

Stiamo cercando di farlo, in particolare: con il sostegno ai progetti di rigenerazione urbana anche alla luce delle riflessioni scaturite dal recente Congresso Nazionale degli Architetti Italiani e con il supporto fondamentale del nostro CNAPPC: pensiamo al lavoro in corso sul DDL regionale per la “rigenerazione urbana e contrasto all’abbandono dei terreni agricoli” sviluppato attraverso lo studio attento e puntuale della Commissione Urbanistica; con la proposizione rivolta al futuro e alla visione di città della Commissione Lavori Pubblici, anche grazie alle iniziative come Genova2050 e alla relativa piattaforma web; con il costante confronto con la Regione Liguria nel percorso di formazione del nuovo Piano Paesaggistico, grazie ai colleghi della Commissione Paesaggio; con i progetti di lavoro rivolti all’ecobuilding, e alla sicurezza sismica ed idrogeologica per il rinnovamento edilizio e residenziale; con la sempre crescente condivisione e collaborazione con la Federazione ligure degli OA, con gli altri Ordini tecnici, con la filiera delle costruzioni, con le associazioni e con tutte le istituzioni ed enti che si occupano di modificare gli spazi in cui viviamo; con il lavoro di affiancamento alle Pubbliche Amministrazioni sui temi di pianificazione e progettazione per le quali con continuità forniamo il nostro supporto consultivo (REC, PUC, PUMS, etc) oltre che di controllo e vigilanza sugli affidamenti di incarichi e di stimolo alla semplificazione amministrativa e burocratica; con l’importante lavoro finalizzato a migliorare la filiera formativa dei futuri architetti, anche grazie ai tirocini (a settembre verranno finalmente presentati!) ed al lavoro sui programmi universitari; con le convenzioni in atto e in divenire, con l’ importante e crescente ruolo della rinnovata Fondazione OA sui temi formativi e culturali della nostra professione, che si vedranno già nel prossimo importante appuntamento di Big November e in un nuovo calendario di eventi tecnici mirati ad una sempre più alta formazione culturale, tecnica e professionale.

In questo senso nei prossimi mesi lanceremo agli iscritti un’ importante rilevazione qualitativa della attività professionale al fine di conoscere meglio “cosa facciamo” per poi – ad esempio – implementare il nostro Albo con informazioni che aiutino  ad orientare la committenza pubblica e privata verso opere di qualità.

Dobbiamo stimolare la domanda di buona architettura.

E’ un tema importante che richiederà investimenti anche in comunicazione e che non potrà prescindere da una migliore valutazione sulla concorrenza ora selvaggia e sull’equità dei compensi.

Siamo certi che il riscatto di Genova passi anche attraverso i nostri occhi, abituati a interpretare la complessità del presente e inclini a traguardare, oltre questa tragedia, rinascita e rinnovamento continuo: non solo attraverso il nuovo ponte sul Polcevera, ma anche – e soprattutto – cogliendo l’occasione per il ridisegno di alcune parti di Genova.

Il progetto sarà sempre al centro della nostra azione: non siamo interessati alle (pur giuste) polemiche, ma ad idee sviluppate attraverso progetti continui, diffusi e partecipati.

Dobbiamo impegnarci tutti a fare emergere con il nostro mestiere quotidiano una nuova sensibilità collettiva .

Vi rinnoviamo quindi l’invito a far parte attiva della nostra Comunità, vedendo l’Ordine come casa dell’architettura e della città, intanto utilizzando il portale Genova2050, già attivo nella fase di raccolta dei materiali: una vera piattaforma per la raccolta e la condivisione dei vostri progetti.

Noi ci siamo.

Il Consiglio dell’OAPPC