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Commissione Urbanistica: visita all’Alta Val Chiaravagna

In data 5 giugno 2018, la Commissione Urbanistica dell’ Ordine degli Architetti P.P.C. di Genova, diretta dal Vice Presidente Arch. Stefano Sibilla, si è recata in visita ai territori dell’Alta Val Chiaravagna accompagnati dalla Presidente del locale Comitato Alta Val Chiaravagna, Sig.ra Paola de Angelis e da altri componenti del comitato che hanno accolto e guidato la CU in visita alla valle partendo dal piazzale della ditta UNICALCE, poco oltre il viadotto ferroviario, sino all’abitato di Serra ed oltre le Cave Ghigliazza, sino agli abitati più alti lungo via Gneo.

La visita fa parte di un percorso di approfondimento di tante situazioni di criticità note e meno note del territorio genovese con la finalità di farle emergere all’attenzione della società e sviluppare possibili idee per rigenerare la nostra città e, nel caso in oggetto, il nostro immediato entroterra cittadino.

Il Comitato, composto da abitanti dei borghi e degli abitati sparsi della vallata, hanno avuto modo di illustrare le criticità del loro territorio, nella difficile convivenza tra le attività estrattive delle cave, incrementata negli ultimi anni dalle forniture di materiali ai cantieri connessi alle opere del terzo valico, con il passaggio dei mezzi pesanti (parecchie unità/giorno) su una viabilità insufficiente agli interscambi veicolari (poco più di una corsia), priva sostanzialmente di marciapiedi e con passaggi su ponti costruiti in epoche costruttive in cui i mezzi e i carichi di traffico risultavano sicuramente inferiori agli attuali.

La presenza poi, a monte, della grande discarica di Scarpino, con  le ben note problematiche geologiche ed ambientali (sversamento di percolato nel rio Cassinelle, affluente del Chiaravagna) ad oggi solo parzialmente risolte con il convogliamento del percolato tramite condotte sino al depuratore di Genova Campi, completa l’immagine di un territorio complesso e complicato dove i temi della rigenerazione urbana e dello sviluppo ecosostenibile, sono leggibili in tutte le loro declinazioni, anche le più estreme.

Nella vallata è tangibile l’impatto che lo sfruttamento delle attività estrattive ha avuto sull’ambiente.

Le prime attività di sfruttamento del calcare dolomitico che compone i rilievi della vallata risalgono al XIIl secolo ed è leggibile storicamente nelle preesistenze delle fornaci che a partire dalla metà del 1600 fino ai primi del 1800, producevano calce “a chilometro zero” nelle immediate zone di estrazione.

Lo stesso sviluppo degli insediamenti lungo la vallata è legato alla presenza delle fornaci.

La produzione del materiale avveniva, infatti, con la cottura fino a 20 gg delle pietre scavate in loco e l’esigenza di alimentare il fuoco (di legna) ed il controllo costante delle modalità di cottura per garantire una buona qualità del materiale, imponeva la presenza continua dei “i calcinaroli”  che costruivano le proprie abitazioni presso la fornace, vivendo lì con le famiglie.

Presso la UNICALCE, all’imbocco della valle, i resti del complesso padronale dei proprietari storici delle cave sviluppatesi poi in epoca industriale, proprio lungo fiume ed oggi in abbandono, e i vecchi borghi, spesso abitati dai lavoratori impiegati nelle attività estrattive e delle loro famiglie.

Ai complessi industriali più antichi, si affiancano gli impianti più recenti ed ancora in attività, nonché volumetrie industriali enormi, mantenute in stato di completo degrado da parte delle proprietà in attesa di possibili sviluppi e riconversioni delle aree, anche in previsione dell’ampliamento della viabilità esistente in connessione ai lavori del terzo valico, in prosecuzione della nuova viabilità già realizzata e che oggi collega agevolmente il casello autostradale di Genova Aeroporto e il polo degli Erzelli, con la valle del Chiaravagna.

Gli abitanti vivono e convivono da tempo nell’incertezza del percorso definitivo di questa nuova viabilità che purtroppo ha già subito ed è tutt’ora, pare, in corso di variante per difficoltà impreviste di tipo geologico e idrogeologico, e lamentano uno scarso coinvolgimento e partecipazione, che potrebbe invece, vista la loro conoscenza della storia, dell’ambiente, il radicamento ai luoghi e la voglia di riscatto e valorizzazione del proprio territorio, apportare idee positive e propositive, affinché quest’opera connessa a necessità “di cantiere”, possa invece configurarsi e traguardare, finiti i lavori, un futuro di valorizzazione della vallata, la riscoperta dei valori ambientali e paesaggistici, della sua storia, ed anche di un modello sociale e di vita di comunità che sopravvive a pochi passi dalla città più densa.

La visita si conclude sulla piazzetta del borgo di Serra, con la visita alla piccola chiesetta, anch’essa con numerose necessità di intervento, dove gli abitanti ci manifestano la necessità di un più stretto contatto con le istituzioni per tutti gli interventi anche di manutenzione che debbono attuare e/o richiedere su edifici e viabilità dei loro borghi e abitazioni sparse; e maggiore coinvolgimento nei progetti relativi alla loro vallata.

La CU si ripropone l’attivazione di iniziative utili a far emergere e sviluppare un dibattito più ampio a livello cittadino e istituzionale, che possa mettere in sinergia saperi, conoscenze e competenze, ai fini di creare le condizioni per positiva esperienza di rigenerazione urbana nel nostro immediato entroterra cittadino.

Ringraziamo tutto il Comitato Alta Val Chiaravagna e in particolare: la presidente Paola de Angelis, Alberto Lupi e Daniela Scotto, autori del libro storico e fotografico “La Val Chiaravagna” DPS Edizioni, Genova 2007 e tutti gli abitanti incontrati che ci hanno accolto e accompagnato.

Arch. Roberta Burroni
Commissione Urbanistica Ordine Architetti p.p.c. di Genova

ALLEGATO: Commissione Urbanistica: Visita Alta Val Chiaravagna 5 giugno 2018