Archivio mensile:Agosto 2018

OA Informa, Professione

Rassegna stampa straordinaria in occasione del tragico crollo di Ponte Morandi

Proponiamo una selezione a caldo, inevitabilmente parziale, di articoli usciti a seguito del crollo del Ponte Morandi, come contributo alla discussione sui temi della città e delle infrastrutture:

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Hanno rubato il nostro futuro? – L’intervento del Presidente dell’Ordine Paolo Raffetto

“Hanno rubato il nostro futuro?”: questo il titolo dell’intervento firmato dal Presidente dell’Ordine degli Architetti di Genova Paolo Raffetto in merito al tragico crollo di Ponte Morandi, riportato nella sezione “Lettere” del Secolo XIX del 20 agosto.

La disattenzione per le infrastrutture, che il crollo del ponte di Genova ha drammaticamente dimostrato, insieme al pasticcio creato dall’emendamento al testo del Milleproroghe sulla revoca dei finanziamenti al cosiddetto Piano Periferie mettono in luce la disattenzione di tutti gli ultimi governi rispetto ai problemi delle città.

D’altronde la campagna elettorale si è distinta per l’assenza del tema urbano dai programmi dei partiti, in particolare da quelli di governo che più di altri dovrebbero essere sensibili ai problemi dei quartieri in cui vive la parte di popolazione più insoddisfatta.

Nelle città è il nostro futuro, quello della civiltà dell’abitare che incarna uno degli aspetti identitari dell’Italia. Se il nostro è il paese del design e dei siti Unesco, è per questa millenaria attenzione allo spazio in cui viviamo.

Nell’alto medioevo, ricorda Chris Wickham nel suo “Europa nel Medioevo”, era il Sud del Mediterraneo a essere ricco, colto e sviluppato, mentre il Nord era “uno spettacolo indecente di tende e capanne, abitate da una massa derelitta e macilenta”. Secondo Wickham l’aspetto che più aveva caratterizzato lo sviluppo di quest’area del Mediterraneo fu l’importanza assunta delle città (Cordova, Damasco, Il Cairo, Tunisi, Palermo), e la loro capacità di costruire i nodi di una rete commerciale e culturale, ovvero con termine proprio, di costituire una civiltà.

L’Europa seppe uscire dalla crisi imparando dall’altra sponda del mare nostrum a intessere la trama di commerci e a ricostruire i centri abitati (pensiamo alla Genova delle Repubbliche marinare) grazie ai quali è nata la nostra civiltà.

Ma accanto ai luoghi straordinari, come i centri storici, dove però risiede una minima parte di popolazione, abbiamo quartieri bisognosi di investimenti, di manutenzioni e progetti in grado di restituire bellezza e identità a chi ci vive.

Gli esponenti di governo rassicurano garantendo che i soldi già promessi saranno dati e anzi spendibili liberamente e ora senza vincoli.

E’ proprio questo il punto: è miope pensare di risolvere strutturalmente i problemi delle città con finanziamenti a pioggia, senza prima fare progetti e programmi che diano priorità e pongano obiettivi di breve e lungo periodo. Ancora più folle è fare ciò togliendo i soldi a progetti già approvati.

Il modello della città contemporanea tende a una forte competizione tra le aree urbane, che certo non può attuarsi senza politiche pubbliche i cui risultati li misurano l’economia e il benessere prima ancora che un fugace consenso elettorale.

Da questo punto di vista l’Italia parte oggi svantaggiata: pur consapevoli della bellezza del nostro paese, nessuna delle città italiane rientra nelle prime posizioni per qualità della vita.

Le classifiche non sono sempre in grado di valutare alcuni elementi come la ricchezza culturale e la memoria di nostri paesi, ma dopo la tragedia del Ponte Morandi nessuno può mettere in dubbio l’arretratezza delle nostre città le quali di per sé sono la più grande infrastruttura del Paese.

Ma la prima infrastruttura di cui abbiamo bisogno è la politica: se a livello locale tutti i sindaci conoscono bene l’importanza degli assessorati all’urbanistica, a livello nazionale questa consapevolezza manca. Nessun ministero dedicato all’urbanistica ma un pulviscolo di competenze e sovrapposizioni tra le diverse strutture centrali (Presidenza del Consiglio, Interni, Ambiente, Infrastrutture, etc.) per non parlare della “concorrenza legislativa” con le strutture regionali. Tutti se ne occupano, quindi non se ne occupa nessuno.

Dipendiamo ancora da leggi varate per la ricostruzione postbellica. In tempi recenti abbiamo saputo solo muoverci per mal coordinati interventi “emergenziali” qual è il recente Piano Periferie. Sempre meglio di niente.

Appunto il Piano dei governi Renzi-Gentiloni si inserisce nel filone degli interventi che guardano poco al futuro, ma che almeno affrontano il presente. Non ha quindi senso il rinvio delle somme stanziate, se non quello di generare ancora sfiducia, anche nelle stesse amministrazioni locali già fiaccate da tagli di ogni sorta.

La devoluzione agli organismi locali, dietro il miraggio di assecondare le specificità territoriali (che pur ci sono), non ha permesso di coordinare politiche e investimenti, creando anzi un apparato burocratico elefantiaco incapace di quella rigenerazione urbana necessaria ad avere città più belle, attraenti e sostenibili; città sicure dal punto di vista sismico, idrogeologico e ora anche infrastrutturale.

L’economista Ezio Micelli – durante il recente Congresso degli Architetti Italiani – ha evidenziato i limiti della competizione tra città: senza un’agenda urbana per il Paese rischiamo di acuire il divario tra i territori più forti e quelli arretrati. La stessa Liguria, ancora a lungo senza le infrastrutture di cui necessita, ora in crisi dopo il crollo del Morandi, corre un rischio di rapido declino.

Le risposte a questi problemi sono complesse. Pur non spettando a chi scrive indicare le soluzioni, è necessario portare all’attenzione pubblica l’indifferibile necessità di organici progetti di cui ha bisogno il nostro paese.

Un vecchio adagio recita che “non progetta solo chi non ha futuro”. Ci hanno rubato il futuro?

Paolo A. Raffetto – Presidente Ordine degli Architetti P.P.C. di Genova

 

secolo raffetto

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Cordoglio e impegno professionale

Il cordoglio dell’Ordine degli Architetti di Genova con uno sguardo al futuro della città

La polvere si è posata, le sirene non suonano più, il cemento è ancora nell’alveo del Polcevera ma verrà smaltito a breve. La macchina dei soccorsi a Genova è brava a sanare le ferite e accorrere all’emergenza. Lo sappiamo bene: frane, alluvioni, crolli, fatalità o errori, la nostra città è fragile e spesso ferita. Ma si alza sempre e sempre migliora.

E’ con questo spirito, collaborativo, progettuale e rivolto al futuro, che l’Ordine degli Architetti P.P.C. di Genova, dopo aver pianto le vittime e aver espresso vicinanza a tutte le persone colpite da questo lutto, si affianca alle amministrazioni della Città e della Regione, ai politici e ai tecnici, perché  vogliamo lavorare e impegnarci per sollevare la testa.

I progetti per la nostra città devono andare avanti. Rigenerazione urbana, infrastrutture, porto, cultura e periferie devono continuare ad essere non solo i temi di discussione, ma progetti concreti realizzabili con canali privilegiati di finanziamento, con capacità decisionale, con costruttiva progettualità. L’Ordine degli Architetti di Genova è continuamente attivo nel proporre modelli e strategie di impulso per la crescita ed il rilancio della città, presente nel suggerire dinamiche che li inneschino, fattivo nel traguardare l’orizzonte di Genova al 2050.

Oggi non dobbiamo celebrare processi e cercare i colpevoli; saranno i magistrati, i tecnici incaricati e gli specialisti a capire le cause tecniche e le eventuali manchevolezze amministrative e anche politiche. Oggi noi Architetti, come istituzione, come comunità professionale e come cittadini, ci mettiamo a disposizione delle amministrazioni di Genova e della Liguria, che in questi giorni hanno unito le loro forze per far risorgere la città. Ci batteremo perché i progetti per il domani abbiano risorse adeguate per garantirne la qualità e la manutenzione pianificata; vigileremo per la sicurezza e promuoveremo lo sviluppo; premeremo perché la politica risponda con i fatti, a partire dalle soluzioni temporanee fino ai progetti della gronda e del terzo valico, perché vengano adottati provvedimenti straordinari e agevolazioni fiscali per la rigenerazione, per la demolizione e ricostruzione.

Oggi, dopo aver pianto le vittime, dobbiamo pensare alla città sopravvissuta, ad un ridisegno lungimirante delle infrastrutture e all’orientamento degli investimenti pubblici verso interventi coordinati e coerenti che restituiscano agli sfollati, ai cittadini e alle migliaia di aziende in difficoltà una città più efficiente, funzionale e viva.

Il Consiglio  e tutta la comunità professionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Genova