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Lettera del neoeletto Presidente Paolo Raffetto agli Iscritti

Cari Colleghi,

a seguito dell’elezione di Diego Zoppi al  CNAPPC , nella seduta  di Consiglio del 30 marzo sono stato nominato presidente  di questo ordine.

Negli ultimi due anni e mezzo, con il ruolo di segretario del Consiglio, ho potuto seguire molto dall’interno l’attività sviluppata, pesandone i problemi, suggerendo possibili soluzioni e apprezzandone anche i buoni esiti. Cosciente di quanto ancora e quanto meglio si possa operare.

Raccolgo da Diego Zoppi il testimone per questo ultimo quarto di staffetta. Potrei propormi solo di concludere le attività in corso o quelle già pianificate, e se riuscissi in questo sarebbe già un buon risultato, ma vorrei chiedere a tutti voi di condividere uno scopo preciso per il mio impegno tale da poter garantire il senso stesso dell’Ordine professionale.

Lo scopo penso non possa essere diverso dal tentativo di dare sviluppo al lavoro, senza il quale la nostra faticosa ricerca di professionalità sarà stata uno spreco enorme.
Mai come oggi il mercato del lavoro è stato così selettivo, eppure mai come oggi la nostra categoria fatica a fare emergere competenze, specializzazioni, ma soprattutto capacità e visione progettuale.

Riduzione delle commesse, crisi economica, scomparsa della committenza di riferimento, insieme all’articolazione e alla complessità attuale della professione di architetto, hanno esasperato un individualismo forse congenito: questo ha portato spesso a rifugiarsi in “specialismi di sopravvivenza” a scapito del progetto architettonico e in generale di una visione organica ed articolata propria del nostro mestiere. Ne è derivato un indebolimento che potrebbe esserci fatale nel momento di una ripresa generale dell’economia: ma – volenti o nolenti – è e sarà un’economia profondamente diversa, in cui il ruolo delle libere professioni come fino a ieri inteso, ne sarà rivoluzionato.

Il ruolo di Internet nella fornitura di servizi, anche del nostro settore, sta già scardinando alcune modalità professionali che si ritenevano consolidate: in particolare alla fiducia del cliente nel professionista si sta sostituendo la fiducia del cliente nella condivisione permessa dalla Rete globale.

Credo tanto poco nell’opporsi conservativamente e con inerzia alla cosiddetta sharing economy, quanto invece confido nella possibilità degli architetti di farsi sempre strumento necessario in grado di mediare con sensibilità e coscienza la complessità del nostro mestiere.

Ho semplificato molto, e sapete meglio di me che non possiamo essere noi a risolvere tutte le difficoltà della nostra professione, tuttavia è nostro dovere riaffermare, guadagnandocela per competenza, la centralità del nostro ruolo. Solo così acquisiremo la fiducia nella (nuova) committenza.

Per fare sì che venga riconosciuta la centralità, anche sociale, del nostro mestiere intendo lavorare con energia e risorse sulla conoscenza tramite l’informazione e la formazione, affinché tutti noi architetti siamo in grado di offrire architettura e servizi professionali con la qualità necessaria a combattere alla pari con il resto del mondo. Un mondo veloce che oggi comincia anche solo al di là dei Giovi.

Nella ricerca di efficacia della nostra azione rientra il coordinamento con le istituzioni a noi collegate, in particolare la Fondazione, il CNA, senza tralasciare gli importanti ruoli di garanzia affidati al Consiglio di disciplina e alla Commissione taratura parcelle.

Con responsabilità – in particolare –  vorrei affidare alla rinnovata Fondazione  la possibilità di declinare dal punto di vista culturale il senso della nostra professione – in linea col pensiero qui espresso – da cui discende anche l’importante tema dell’offerta di aggiornamento professionale: la progettazione e la realizzazione da  parte di FOA di una parte importante dell’offerta formativa consentirà di concentrarci maggiormente sugli aspetti di programmazione e controllo, adempiendo ad un sano principio di separazione tra controllato e controllore.

Mi impegnerò al massimo delle mie possibilità, ma sono consapevole dei miei limiti e di quanto ho ancora da imparare da ciascuno di voi. Da segretario ho visto bene quanto è difficile sviluppare e dare esito concreto alle iniziative, per questo ho chiesto al mio

Consiglio e chiedo anche a tutti voi di sostenermi operativamente durante il mandato per proseguire, migliorandolo, il gioco di squadra che ha contraddistinto questo gruppo fino ad oggi.

Vi ringrazio ancora per la fiducia che mi avete dato.

                                                                                                              Paolo Andrea Raffetto

                                                                                                              Genova, 30 marzo 2016