Covid-19, chiarimenti sulle attività professionali consentite dal DPCM del 22 marzo 2020

Il decreto della Presidenza del Consiglio del 22 marzo 2020, emanato con l’obiettivo di rendere ancora più stringenti le misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, stabilisce la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali.

Sono consentite le attività degli studi di architettura e d’ingegneria, collaudi ed analisi tecniche, così come individuate dalla macrovoce n. 71 dei codici Ateco, pur con richiamo all’articolo 1 del precedente dpcm dell’11 marzo che incentivava al lavoro agile presso il domicilio del professionista.

Non esistendo, tuttavia, disposizioni specifiche per i cantieri edili, questi sono da considerarsi consentiti se il codice Ateco sulla visura camerale delle ditte con cui collabora il professionista rientra tra quelli compresi nell’allegato 1 al dpcm 22.03.2020.

Secondo i primi pareri ricevuti, e di questo l’Ordine vi invita a tenere conto, in caso di intervento urgente di impresa il cui codice Ateco sia tra quelli compresi nel decreto (ad esempio di impiantistica) la stessa pare possa a sua volta impiegare una o più ditte (ad esempio di muratori) con codice Ateco non compreso nello stesso allegato 1.

In caso di interventi di riparazione o manutenzione urgenti che richiedano lavori da parte di imprese con codice Ateco non compresi nell’allegato 1, si consiglia di segnalare il caso specifico al prefetto e al sindaco competenti e poi disporre l’intervento, al fine di non incorrere in personale responsabilità civile e penale.